tante cose poche cose

Posted by Veronica M. Maruzzo On lunedì 24 gennaio 2011 0 commenti

oggi è stata una giornata come tante altre, troppe, piatte, insignificanti.

perchè devo per forza dare un significato a tutto quello che esiste e mi circonda o faccio? perchè senza... mi sembra di scivolare via.

ho di nuovo quella sensazione, quella sensazione fastidiosissima in cui tutto è lì ma in realtà sta un po'... "slipping away".

ho avuto un momento di serio panico poco fa, pensando ad un discorso appena concluso su msn: la necessità compulsiva di cancellare tutto quello che mi lega alle persone, quando le allontano o si allontanano da me.

per non soffrire? si, certo. perchè sono abituata alla rimozione forzata dei legami e dei ricordi. perchè le virgole sono in grado di aprire voragini, a volte, spesso, dentro di me.

perchè leggere una parola, un nome, ascoltare una musica, sentire un profumo... sono in grado di risvegliare parti di me che a volte vorrei non avere o che sanguinano perchè ferite o perse per strada.

l'ho sempre fatto, l'ho fatto perfino in tempi recenti.

sempre barricandomi dietro a scuse e scusanti più o meno verosimili ma...

cosa succederebbe se avvenisse totalmente e definitivamente, senza possibilità di rettifica, al di là della mia volontà? è bello pensare di avere il controllo. illudersi.

quando le cose vanno male ci si dice "bhè ma in fondo non è una grave perdita" ..e zac.. via di forbici a tagliuzzare quel tessuto di realtà che tanto fatico a tenere in piedi e che somiglia più ad un collage a groviera ..che ad una parvenza di vita normale.

sarebbe tutto più comodo se non ci fossero legami, con nessuno e nessuna cosa. ma ci sono, e li amo , li amo tutti.

per questo il panico. per un attimo.. un lunghissimo terribile attimo, ho avuto una paura folle di perderlo.. questo legame. e ho tremato, senza respiro, gelandomi sotto un quintale di coperte calde.

è una sensazione orrenda. di fronte alla quale anche il più tremendo degli smacchi perde colore e consistenza.

è in questi momenti che vorrei essere dio. non per apportare egoisticamente tutte quelle correzioni del caso che mi farebbero -tanto- comodo.. ma per assicurarmi che quelle -poche- cose che fanno parte del mie dna... ci siano sempre e siano felici. e in salute. e sorridenti.

in tutto questo, mio malgrado, a volte ricordo. ricordo con nostalgia e con amarezza. ricordo come  alla calamita piaccia giocare con i miei sentimenti e le mie fisse. faccio due passi nei ricordi ancora in piedi per ritrovarmi in un mondo che non riconosco più. dove sono e non sono. dove la geografia muta così profondamente da cancellare le mie origini, sbattendomi in faccia la possibilità che ho rincorso per un anno e che ora, ironia della sorte, sarebbe fattibile ma anche no.

perchè deve sempre andare tutto ... diversamente? 

non mi lamento. ho vissuto un gran film alla mnight shimalayan (o come cazzo si scrive), in cui ci sono continui plot twists che non mi aspettavo nemmeno. eppure. eppure c'è quella punta di amarezza che mi porta ogni tanto a commettere l'Errore. un po' come stanotte.

un'amica mi diceva poche ore fa : "perchè il karma sembra avercela sempre con noi? non può guardare da qualche altra parte, qualche volta?" ..non lo so. non ho la risposta, il massimo che posso dire è che in realtà il karma non esiste. che siamo noi a costruire involontariamente quello che succede e che il resto... è caos. nel caos viviamo ogni attimo e respiriamo. volenti o nolenti.

e il caos non si prende gioco di noi, semplicemente... è entropia. quello che sembra rivoltarsi contro di noi in realtà con noi spesso non ha nemmeno a che fare. ma.. ci sono volte in cui proprio sembra accanirsi, senza soluzione di tregua. non sono qui per lamentarmi ma per condividere un fiume di pensieri un po' inarrestabile, che ho bisogno di sfogare prima di scoppiare definitivamente in una sorta di bozzolo tremolante sotto le coperte.

sfogo. è da questa parola che è nato tutto. è questa la parola che causa tanti guai. tutti sfogano qualcosa. ogni evento è sfogo di qualcosa. io stessa sono un continuo sfogo di cose,dall'aria che sbatto fuori dai polmoni alle menate pseudoermetiche che scrivo su sta pagina.

vorrei avere un altro modo per descrivermi ma in questo momento non lo trovo.

ho molti nomi, molte definizioni.

perchè sento il bisogno di definire tutto? per fermarlo. per costruirmi un bel quadretto mentale del mondo secondo veronica. un mondo che fa parte di me e di cui io faccio parte. peccato che non lo senta.

nel mio disperato bisogno di sentirmi sempre parte di qualcosa, non sento un tubo. è una contraddizione in termini, no?

non so veramente cosa devo fare. bisogno e sfogo vanno a scontrarsi con rimozione e negazione. ne esco barcollante, chiedendomi cosa mi riserva il domani.. nella speranza che passi tutto e trovi la soluzione. che torni tutto come prima ..ma prima quando? prima non era perfetto. prima speravo nel dopo ora spero nel prima poi a cosa arriverò? al nulla?

non è tanto furbish.

nel frattempo ascolto musica che, del tutto casualmente per altro, mi è stata linkata qualche giorno fa. e contribuisce a rigettarmi in quel caos di nostalgia. dovrei smetterla, ma è bella. allora... rimozione o no? non ne sono veramente più capace.

dannazione a quelle maledettissime conifere morte.



you probably won't understand. it's ok if you don't.







..tra l'altro credo di non aver mai spiegato il significato di questo nome. dystopia.

spiegato in parole povere è il contrario di utopia. spesso viene identificata come una società in cui libertà di espressione ed individualità vengono represse, tenuta a freno da una sorta di agente di coercizione di stampo militare, in cui la popolazione è generalmente povera e maltrattata  e tende a trovare rifugio nella fusione con una tecnologia che si è cmq sviluppata in maniera esageratamente veloce rispetto alla popolazione stessa.

un concetto generalmente cyberpunk, ma che a livello astratto è simile ad un encefalogramma monotono (non piatto, attenzione.. semplicemente omogeneo) in contrapposizione all'utopistico ecg pieno di strani picchi e totalmente eterogeneo.

scelsi questo nome per il mio blog taaaanti anni fa. era vero, all'epoca ero veramente dystopica. in tutti i sensi. ora invece mi ci sento a volte, a livello puramente emotivo. forse dovrei cambiare titolo, ma non oggi. non ora. non credo di essere ancora pronta .. e di cambiamenti forzati ne ho sinceramente le scatole piene.



V.







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